free to be me

Questa rubrica è nata su suggerimento di una amica viaggiatrice nonché espatriata seriale, la bella Mary, che mi ha suggerito: “Scrivete una rubrica per capire come mantenersi belle in viaggio: come si fa a non avere sempre i capelli che fanno pietà?”

 

Però ha sempre le unghie di mani e piedi curatissime, spesso color fragola, e gliele ho invidiate fin dalla prima volta che la incontrai a Phnom Penh – dove farsi una manicure e una pedicure non costa più di qualche dollaro. Perché non approfittarne?

Sono sempre stata convinta che viaggiatrice non debba essere sinonimo di “Sciatta trasandata sudicia negletta”. Anche se, in giro, si incontra di ogni.

Proprio in questi giorni sono stata in un ostello a Città del Capo in Sudafrica, e ho avuto l’onore di condividere il dormitorio con una ragazza canadese, sempre profumata e fresca di doccia, e una francese, sempre profumata di ascella. Per quieto vivere abbiamo deciso di sopportare, spruzzando ingenti quantità di profumo e spalancando la finestra ogni giorno al suo arrivo, verso le cinque di sera. Non è che non si facesse la doccia: non si cambiava mai la maglia. E non utilizzava deodoranti.

Era molto simpatica e gentile, ma l’ascella non perdona, e infatti era sempre sola. Quindi, se volete viaggiare da sole e sapete che avete il sudore particolarmente forte, portatevi qualche cambio in più, bevete una birra in meno e spendete quei soldi per un deodorante di qualità. Il caldo di certi paesi tropicali non perdona. E neanche gli altri viaggiatori che sono costretti a condividere la stanza con voi.

Forte sostenitrice del “Free to be me”, credo che però l’essere se stessi debba anche implicare un minimo di cura. In fondo,

Un paio di mesi fa ero in un locale in Cambogia in riva al Mekong con una mia ex alunna (feci un’esperienza di volontariato in Cambogia per un anno nel 2009) e due sue amiche, che discorrevamo di lavoro e di amore. In quel momento passarono due ragazze in shorts di jeans tutti strappati (malamente) e maglietta. Avevano l’aria sporca, erano spettinate e non erano sicuramente abbigliate in modo consono al luogo in cui si trovavano.

La mia ex alunna mi chiese: “Perché alcune occidentali si vestono in quel modo trasandato che sembrano sporche? Non hanno i soldi per comprarsi un pettine e uno shampoo?”

Il bello di un viaggio lungo è lasciarsi andare. Per alcune, lasciarsi andare vuol dire liberarsi di scocciature quali cerette, manicure, colpi di sole e altri trattamenti tipicamente femminili. Lasciarsi andare le prime settimane va bene, poi suggerisco piccoli accorgimenti per darci luminosità anche in viaggio:

– Applicare il mascara sugli occhi prima di uscire;

– Fermarsi da una estetista di strada per una manicure;

– Acquistare un olio per capelli in qualche negozio simpatico e massaggiarlo sulle punte per renderli meno secchi;

– Comprare un profumo buono e fresco, piccolo, da portare sempre con sé;

– In alternativa, dopo la doccia (da fare ogni mattina prima di uscire), spalmare sul corpo una  crema piacevolmente profumata;

– Non girare vestita sempre da piccola fiammiferaia;

– Rispettare – sempre – il codice di abbigliamento del paese visitato;

– Indossare un paio di orecchini simpatici, o bracciali che diano un tocco esotico;

Lavare il viso ogni sera prima di andare a dormire, anche con lo scrub, per eliminare la polvere da viaggio-avventura, e applicare una buona crema idratante.

E non dobbiamo farlo pensando “Metti che incontri il principe azzurro proprio stasera che ho i capelli come Maga Magò!”. Dobbiamo farlo per noi stesse.

Bella in viaggio significa essere più sicura di sé, sentirsi solare, aperta al mondo. Con libertà e disinvoltura.

Ma senza sciatteria.