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Un’intervista doppia in cui Silvia e laura raccontano i loro avventurosi viaggi in solitaria: Silvia ci racconta il suo Cammino di Santiago e di Laura il suo on the road in Islanda.

Le avevamo lasciate un paio di mesi fa, in piena organizzazione in vista delle loro grandiose avventure di viaggio in solitaria: Silvia pronta per affrontare il mitico Cammino di Santiago da sola e Laura pronta per il suo viaggio on the road con destinazione Islanda.

Prima di partire ci avevano raccontato dubbi, esitazioni ed emozioni e tutte le loro trepidanti attese da brave viaggiatrici freestyle. Ora, ormai rientrate, abbiamo pensato di intervistarle e farci raccontare come è andata. Ecco quello che ci hanno raccontato in questa intervista doppia!

 1- Questo tuo viaggio è stata la tua prima esperienza di viaggio in solitaria?

Laura: In passato avevo già viaggiato da sola, ma non avevo ancora provato a dedicare le mie vacanze ad un viaggio da sola in senso stretto. Quindi sì, #destinationIceland è stata la prima esperienza in solitaria vera e propria in cui la meta ha avuto connotazioni del tutto personali, l’itinerario si è basato esclusivamente sulla mia ispirazione del momento e la partenza solitaria è stata la chiave di volta del viaggio.

Silvia: Il Cammino (il Cammino con la “c” maiuscola) è stata la mia prima esperienza di viaggio totalmente in solitaria, in cui sono partita e tornata da sola. Avevo fatto altri viaggi da sola, ma per pochi giorni.

2 – Qual è stata l’esperienza più difficile che ti sei trovata ad affrontare?

Laura:  Un giorno mi sono trovata a percorrere una strada che sulla mia cartina non era segnata, ma ho deciso di seguirla comunque. Da un lato c’erano il brivido dell’ignoto e la fiducia nel fatto che la strada era visibile, il serbatoio dell’auto pieno, la mia posizione era tracciata da un satellitare, ma dall’altro c’era tutto quello che non sapevo: dove sarebbe finita la strada? Avrei trovato qualcuno? Li ho capito che mantenere la lucidità e l’equilibrio in una situazione nuova, incerta e solitaria non è mai scontato, perché solo alla fine puoi sapere se tutto filerà liscio come l’olio!

Silvia: L’esperienza più difficile che ho sperimentato in viaggio è stata quella di affrontare tanti chilometri di cammino ogni giorno sotto la pioggia battente e il sole cocente. Dico questo perché non sono una persona costante né tanto meno sportiva (ma se ce l’ho fatta io…).

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Laura in Islanda

3 – Quale il momento che in assoluto reputi il più “alto” di tutto il tuo viaggio? Perché?

Laura: La mattina del 21 Agosto, seduta in un punto panoramico dei Fiori Occidentali d’Islanda: nessuna domanda, nessun desiderio di cambiare istanti del passato e nessuna preoccupazione per quello che sarebbe accaduto un istante successivo; tutto quello che ero era perfetto così, compresi luogo e solitudine. Avevo finalmente fatto pace con me stessa e tutto sembrava possibile.

Silvia:  Il giorno della partenza. Quando sono partita e mi sono ritrovata da sola sul treno che mi portava all’aeroporto di Fiumicino. Solo lì ho veramente preso coscienza di quello che stavo per affrontare. La consapevolezza che il progetto su carta si stava realizzando.

4 – Quale la situazione più complicata in cui ti sei trovata?

Laura:  La sensazione è che tutto sia andato meglio delle attese e che i piccoli ostacoli incontrati non fossero altro che frutto dell’inevitabile distanza tra l’idea che mi ero fatta del viaggio in attesa della partenza vera e propria e la realtà. Ecco, forse per me la difficoltà maggiore è stata quella di mettere da parte le idee e di godermi a fondo tutto quanto stavo incontrando.

Silvia: Il momento più difficile forse è stato quando non trovavo posto per dormire dopo quasi 30 km di cammino. Umore a terra, dolori ai piedi e alle anche per il peso dello zaino.

5 – L’incontro memorabile?

Laura:  Una italiana trasferitasi alle Isole Faroe di cui sapevo della sua esistenza grazie a Facebook. Una sera le ho scritto: nel giro di un paio di giorni eravamo sedute in un locale del vecchio porto della capitale faroese con lei che era un fiume di parole sull’arcipelago e la sua vita. Lì ho realizzato che era inutile cercare conforto nei racconti degli altri rispetto a un’ipotesi di trasferimento perché ciascuno si deve costruire la sua strada.

Silvia:  Ogni incontro è stato memorabile, archiviato sia nella testa che nel cuore, perché in cammino ogni gesto, ogni parola, ogni momento è magico e ha un valore immenso.

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Silvia durante il Cammino

6 – Sicuramente questa esperienza di viaggio ti ha insegnato moltissimo: qual è la lezione più importante che hai imparato?

Laura: Che devo fidarmi delle mie sensazioni perché vedono molto più in là dei miei occhi, anche quando porto gli occhiali…

Silvia:  Il cammino è semplicemente la metafora della vita, ho provato tutti i sentimenti di una vita intera: dolore, rabbia, sconforto, insicurezza, felicità, soddisfazione, rivincita, tenacia, grinta. E questo ti cambia. Ho imparato ad accogliere quello che viene come un valore aggiunto, come un dono, come un pezzetto di un puzzle utile per riempire lo spazio vuoto. Ho imparato che ce la posso fare da sola, ho imparato ad avere fiducia e a credere in me stessa…ma la cosa fondamentale è che ho imparato che alla fine non è importante raggiungere la meta, ma a come ci si arriva. “Es el camino lo que cambia nuestras vidas no la meta”.

7 – Se tra chi ci sta leggendo ci fosse qualcuno che vorrebbe fare la tua stessa esperienza di viaggio ma ha paura, tu cosa le/gli consiglieresti?

Laura:  Prima di tutto di mettere a fuoco la paura, cioè di capire cosa lo spaventi davvero, perché nel 90% dei casi le paure in relazione a un viaggio derivano dalle parole o dalle reazioni che riceviamo dalle persone alle quali confidiamo il nostro desiderio. Quindi di provare a realizzare su scala minuscola la sua idea, comprese le eventuali difficoltà che potrebbe incontrare: io, per esempio, ho organizzato un weekend di test delle attrezzature e ho chiesto al mio pazientissimo fratello di aiutarmi a provare a cambiare la gomma della mia auto. Ed è stato così che ho imparato anche a cambiare i fusibili…e ho capito che era il caso di portarne qualcuno con me!

Silvia:   Un messaggio chiaro e diretto: “Parti”. La paura congela i nostri sogni, quindi se hai un sogno nel cassetto bisogna solo fare una cosa: trasformare le tue paure in una sorta di sfida. Credi in te stessa, nelle tue potenzialità, cambia le tue paure in opportunità di crescita, di cambiamento. Apri la mente e lasciati andare… e tutto verrà da sé.

8 -Spesso sentendo le storie di persone che viaggiano da sole molta gente commenta “Che brutto non poter condividere con gli altri le proprie emozioni in viaggio” oppure “Chissà come avrai sofferto di solitudine!”. Tu cosa commenti?

Laura: Io appartengo alla schiera di persone che trova più facile la solitudine della compagnia, per cui sorrido quando qualcuno fa questi commenti. Secondo me però saper stare da soli offre la libertà di poter scegliere con chi passare il proprio tempo e consente anche di percepire gli altri in modo più preciso, più completo, di saper stare in ascolto, un po’ come se fosse il punto zero della socialità. Nel corso del mio viaggio, poi, mi sono chiesta se stessi veramente viaggiando da sola, perché non è passato giorno senza che io non abbia incontrato o parlato con qualcuno, anche solo per questioni pratiche e superficiali. In altre parole credo che viaggiare da soli non implichi l’isolamento, ma che possa avere una gradazione di solitudine più o meno intensa a seconda dell’indole, della destinazione e del tipo di viaggio  e che solo esperienze molto estreme comportino oggi (siamo in tantissimi!) un vero e proprio distacco dagli altri.

Silvia:  Premetto che condividere è una cosa fantastica ma anche viaggiare da soli è stupendo, quindi una non esclude l’altra, perché si parla di esperienze totalmente diverse. La solitudine non deve assolutamente portare alla noia, perché ciò significherebbe che noi siamo persone noiose, senza creatività e negative. Invece la solitudine ti mette in gioco, ti cambia il modo di relazionarti con le persone che incontri, ti permette di riflettere, di pensare, di decidere veramente quello che ti piace fare.

Laura e Silvia vi hanno convinte a (provare a) partire da sole? 😉