Wanderlust

Siamo malate di Viaggi.

Per chi è affetto da sindrome di Wanderlust, non passa giorno in cui non si pensi ad un nuovo viaggio.

I pensieri fissi di un malato di wanderlust sono: come trovare il modo per risparmiare dei soldi per comprare quel biglietto aereo, cercare su decine e decine di siti web la combinazione giusta di voli, autobus, treni, car-sharing per poter compiere quell’itinerario che abbiamo in testa da sempre.

La crescita nel viaggio

Il viaggio, per i wanderlust- addicted, parte molto prima di partire: il viaggio comincia con la decisione della meta, con la ricerca di informazione sui vari blog, siti internet, o passando ore nella libreria di viaggi a sfogliare tutte le guide di quel Paese e cominciando già a sognare.

Un malato di sindrome di Wanderlust, mentre è in viaggio prenota già la sua prossima meta, perché sono in quei giorni sulla strada che si sente veramente libero e felice, come una rondine in volo, e pronto ad assorbire tutto il meglio del nuovo Paese.

Non sempre possiamo permetterci di fare le valigie e partire, ma non serve andar poi così lontano per soddisfare la nostra sindrome da Wanderlust: esploriamo la città o i Paesi limitrofi, ci intruffoliamo in meeting e riunioni di viaggi, ci fermiamo a fotografare un gabbiano che vola sopra al mare o siamo curiose di scoprire nuovi locali o angoli della nostra città.

Il mio bisogno di scoprire ed esplorare mi ha portata a prendere la scelta radicale di cambiar vita, trasferendomi all’estero, in Olanda: un cambiamento come questo ti porta a fare tantissime riflessioni e a tirar fuori tutta la tua grinta perché questa volta non sei fuori per qualche settimana, questa volta non tornerai dove tutto è sicuro e famigliare.

Cambiar vita non è una scelta facile e richiede una buona dose di coraggio ed incoscienza insieme, perché se vi mettete a pianificare e pensare a tutte le possibili conseguenze ed implicazioni di questa scelta, allora credetimi, non partirete più.

Vivendo all’estero, o comunque lontani dalla famiglia e soprattutto dalle abitudini, si può imparare moltissimo su se stessi e sui propri limiti, e al tempo stesso la nostra sete di viaggi riesce (in parte) ad essere sempre soddisfatta: Vivo da quattro anni in Olanda, mi rendo conto che tutt’ora ogni giorno posso partire alla scoperta di un angolo della città mai visto ed immergermi all’improvviso in una nuova cultura, una sorta di piccolo viaggio continuo nel mondo e in me stessa.

Siamo malate di viaggi, alla parola routine ci viene già l’allergia e siamo sempre pronte a scoprire nuovi luoghi e nuove culture. Ecco chi sono, la nuova generazione di malati di wanderlust. 🙂